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Classifica Tv 2018; cresce solo LA7 – meno Tv e più Internet

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Classifica Tv 2018; cresce solo LA7 – meno Tv e più Internet

Da un lato sempre più italiani guarderanno la tv su internet; dall’altro i gruppi editoriali che, nonostante i margini migliorati fra il 2013 e il 2017, dovranno ancora agire sui costi senza però trascurare la qualità dei contenuti. È lo scenario che emerge dalla ricerca sul settore radio-tv di R&S (area studi Mediobanca) su un segmento dell’economia che nel 2017 valeva 8,8 miliardi di euro, pari allo 0,5% del pil . Il settore regge anche se in il lieve calo del fatturato, il -1,1%, è legato soprattutto alla diminuzione del canone Rai, con la pubblicità tv in calo dell’1,4% e quella radio in crescita dello 0,8%. Ma è un settore che sente sul collo il fiato dei nuovi operatori. Già l’anno prossimo, sottolinea R&S Mediobanca, la «broadband tv» passerà dal 16% al 34% di utilizzo complessivo a scapito del digitale terrestre. Secondo la ricerca ItMedia Consulting, per la sola pay tv entro il 2020 internet sarà la piattaforma prevalente, passando dal 38% al 61% del consumo delle famiglie. Gli operatori tradizionali stanno comunque presidiando il settore (vedi Raiplay, o MediasetPlay e Infinity) dall’assalto dei vari servizi stile Netflix, che hanno più che raddoppiato gli abbonati a quota 5,2 milioni in un anno. Anche le piattaforme gratuite come Youtube, Raiplay, Mediaset Play hanno visto salire del 18,8% gli utenti a 21 milioni (a giugno 2018). In questo scenario è significativo l’incremento degli ascolti di La7, unico tra i grandi editori Mediaset, Rai, Sky e Discovery ad aumentare lo share nel 2018 al 4,2% dal 3,4% del 2017. Secondo gli analisti, la ragione sta nei contenuti di qualità e nell’informazione; non è un caso che gli unici tra i primi 10 canali ad incrementare gli ascolti siano La7 (da 2,9% a 3,7%) e Rai3 (da 6,3% a 6,7%). Dal punto di vista industriale la redditività del settore è in ripresa nel quinquennio 2013-2017. La performance di La7 porta in positivo il margine operativo lordo e registra il miglioramento più consistente nel margine operativo netto (+42,9 punti sul 2013), sebbene chiuda ancora in perdita. Ma è tutto il settore a chiudere il bilancio in rosso: le perdite cumulate nei 5 anni ammontano a 321 milioni.